Condividiamo la lettera allegata, scritta dagli Incaricati regionali alla Branca Lupetti e Coccinelle.
Pensiamo che le riflessioni e le domande che pone riguardino tutti noi: lo sguardo sui ragazzi e sulle ragazze, il valore della relazione educativa e l’alleanza con le famiglie.
Ci auguriamo possa essere uno spunto prezioso da leggere e condividere nei vostri staff e nelle vostre Comunità Capi.
Buona Strada!
Il Comitato Regionale allargato
Alle Capo e ai Capi LC, agli Incaricati di Zona alla Branca LC,
ai formatori LC, alla Pattuglia Regionale LC,
al Consiglio Regionale di AGESCI Lombardia.
Carissime, carissimi,
abbiamo visto tutti rimbalzare sui social e sulle principali testate giornalistiche le immagini dei duri scontri di sabato 17 ottobre a Milano.1 Con questa lettera non vogliamo prendere le parti di nessuno, né condannare i giovani, né tantomeno difendere chi ha distrutto e vandalizzato negozi e vetrine.
Tra i tanti pensieri, dubbi e domande, vogliamo soffermarci su tre aspetti, come spunto di riflessione per gli staff e le Co.Ca. che stanno iniziando l’anno scout:
Chi abbiamo visto; chi c’è intorno a bambini e ragazzi; come rispondiamo.
Giovani e fragilità
In piazza Duomo, più che maranza, malviventi e delinquenti, abbiamo visto giovani che non sanno più come esprimersi: rabbia, frustrazione, assenza di speranza, fragilità, richiesta di aiuto. Abbiamo visto una solitudine interiore e uno spaesamento identitario che attraversano generazioni, ceti e appartenenze. Le violenze sono il sintomo, non la causa; sono ciò che si vede, non ciò che fa male.
Gli occhi azzurri spaesati di un undicenne ci hanno tolto il respiro.
Sono gli stessi occhi di Mowgli quando si domanda perché sia triste senza un motivo apparente, e scopre di avere dentro di sé due Mowgli: uno troppo uomo per la giungla, uno troppo lupo per il villaggio. Non sa più dove sia casa sua.
Quanti ragazzi che erano lì presenti vivono la stessa spaccatura? Sospesi tra la casa e la strada, tra la famiglia e il gruppo di amici e coetanei, tra quello che il mondo si aspetta da loro e quello che sentono di essere. Tra uno schermo in cui tutti sembrano perfetti e una realtà in cui si sentono una nullità; e quando non si appartiene a niente, la rabbia diventa l’unica lingua che sembra farsi ascoltare.
Mowgli però non è cresciuto da solo. Nella giungla c’erano i suoi maestri: Akela lo ha accolto nel Branco, Baloo gli ha insegnato la Legge con pazienza, Bagheera ha pagato per lui e lo ha difeso. Mowgli si è perso, ha sbagliato, è scappato, ma ha sempre trovato qualcuno che lo aspettava, lo perdonava, gli insegnava. Allora la domanda non è come fermare questi ragazzi, ma chi sono oggi i loro Baloo e i loro Bagheera? Chi li guarda negli occhi prima di giudicarli? Chi resta quando sbagliano?
Quegli occhi azzurri sono gli stessi dei nostri lupetti e delle nostre coccinelle.
Sono gli occhi di Cocci quando entra per la prima volta nel bosco: tutto è nuovo, il sentiero non si vede e la paura prende il sopravvento. Ma anche Cocci, nonostante parta da sola, alla fine non lo è: trova chi la accoglie, chi la porta in groppa per un tratto di strada e chi la cura per tutto l’inverno, finché quel bosco che la spaventava così tanto alla fine diventa casa.
Chiediamo allora a tutti noi, capo e capi branco e cerchio: siamo presenti nella vita dei nostri bambini oltre quelle due o tre ore della riunione e delle attività? Conosciamo le famiglie, la scuola, il quartiere? Siamo in grado di fare rete con chi educa accanto a noi, o restiamo chiusi nella nostra tana e sede?
Punizioni
I capi branco conoscono, purtroppo, a menadito la citazione de Le storie di Mowgli: «La punizione salda tutti i debiti». 2 Ma la verità è che la punizione non serve a niente.
La punizione umilia, allontana, mortifica, esclude, intimidisce, strappa, distrugge e insegna soltanto la paura. Serve più a noi adulti perché ci sembra che ci restituisca la sensazione di potere e di controllo che sentiamo di aver perso.
Non sappiamo come gestire situazioni, caratteri, discussioni e rispondiamo con l’unica “arma” che un bambino o una bambina non può toglierci.
Il documento AGESCI Relazione etiche, sane e di cura ci parla chiaramente: Ogni educatore ha
una autorità che può rischiare di usare male… Siamo responsabili dell’ambiente in cui si vive lo
scautismo, affinché sia, in ogni situazione, un luogo di benessere e promozione di ogni persona;
un luogo in cui potenziare e sviluppare la capacità dei capi e dei ragazzi di stare in relazioni
etiche, sane, di cura dell’altro e della comunità. 3
Ecco allora che di fronte a chi propone pene più aspre e il carcere duro per i minori,4 noi capi scout vogliamo rispondere con l’educazione e l’amore, perché chi sbaglia e chi ha perso la bussola ha bisogno di più amore.
I nostri lupetti e le nostre coccinelle non hanno bisogno di punizioni o castighi, ma di adulti che li guardino negli occhi e gli domandino perché ce l’hanno così tanto con il mondo.
Genitori
Dietro ognuno dei ragazzi di piazza Duomo c’è una famiglia.
Don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile Beccaria, ha ricordato che spesso a mancare non è il benessere ma il dialogo: servono, dice, «adulti adulti»5. È una richiesta che riguarda anche noi, e i genitori con cui ogni anno costruiamo un’alleanza educativa.
C’è una scena che si ripete ogni anno in ogni nostra sede. Da una parte ci siamo noi, in uniforme, un po’ spettinati, con la testa già alle vacanze di branco e cerchio. Dall’altra ci sono i genitori, armati non di asce ma di smartphone carichi di domande e di ansie. A volte ci sentiamo giudicati, ma quel genitore che ci tempesta di domande sul menù o sul perché il figlio non dorme in stanza con il suo migliore amico non è il nostro avversario: è un naufrago. Vive in un mondo dove il fallimento non è contemplato e un ginocchio sbucciato è un trauma.
I genitori di oggi sono la generazione più informata e, paradossalmente, più spaventata della storia. Il figlio è diventato una missione, un progetto che non ammette errori, perché in una società che giudica il suo successo è il certificato di validità del genitore stesso.
Ma fermarci alle loro ansie sarebbe un errore. Sono anche la generazione più presente: cercano il dialogo, vogliono capire il mondo interiore dei figli. Dietro ogni bambino e bambina che arriva puntuale con l’uniforme in ordine c’è qualcuno che ha incastrato turni impossibili per affidarci il suo tesoro più grande. Anche la contestazione sulla quota o la telefonata a metà campo, quasi sempre, non sono arroganza ma paura. Dietro c’è una richiesta: «Dimostrami che sei un adulto solido, che posso fidarmi di te». Se rispondiamo con la polemica, creiamo un muro; se rispondiamo con la fermezza serena di chi sa cosa sta facendo, diventiamo la loro bussola.
I genitori non sono e non devono essere un ostacolo al nostro metodo: sono la terra in cui piantiamo i nostri semi. Non cercano esperti infallibili, ma testimoni credibili. Se riusciremo a trasformare la loro ansia in alleanza, avremo costruito una comunità con lo sguardo rivolto al bene dei bambini e delle bambine.
Per concludere, come capi branco e cerchio non abbiamo risposte facili, ma abbiamo uno strumento prezioso: un Branco e un Cerchio in cui ogni bambino e ogni bambina può sentirsi a casa, essere accolto anche quando sbaglia e scoprire una Legge e una Promessa che non fanno paura, ma fanno crescere insieme.
Vi invitiamo a portare queste riflessioni nei vostri staff e nelle vostre Comunità Capi; a guardare con attenzione gli occhi dei bambini e delle bambine che vi sono affidati e ad essere, per loro e per le loro famiglie, adulti che restano.
Buona caccia e buon volo,
Arianna e Paolo
incaricati regionali alla branca L/C
- https://www.vita.it/idee/milano-i-ragazzi-del-duomo-non-volevano-abbattere-il-sistema-volevano-entrarci/ ↩︎
- https://pe.agesci.it/articolo/la-punizione-salda-davvero/ ↩︎
- Relazioni etiche, sane, di cura ↩︎
- https://www.rainews.it/articoli/2026/10/nordio-massici-arresti-di-minori-vogliamo-ampliare-le-carceri-giovanili-419f1e7a-c13e-4c55-baba-c992857de1a5.html ↩︎
- https://www.avvenire.it/attualita/tra-i-ragazzi-violenti-cerano-italiani-di-buona-famiglia-ora-servono-adulti-adulti_114642 ↩︎
